Ci meritiamo un’altra vita…


BENTORNATI!

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Pubblicato su Ultras. 18 Comments »

18 Risposte to “Ci meritiamo un’altra vita…”

  1. uomoparete Says:

    che gran giorno! Ben tornati fratelli!

  2. calippo Says:

    …….

  3. lunga vita agli ultras Says:

    finalmente cazzo di nuovo tra noi! AVANTI CHEROKEE

  4. goran Says:

    Pronti per rifare scompigli. . .

  5. SEZ. EMILIA Says:

    ben tornati amici ultras!

  6. uomoparete Says:

    Ieri su Primo Piano c’era questo articolo interessante sulla storia di Isernia:

    Isernia medievale, ecco il volto della città del passato nello studio di Ulderico Iorillo.
    Un tuffo nella storia di Isernia dal punto di vista dello studioso. E’ la tesi che ha discusso Ulderico Ioriollo, tutta incentrata su Isernia Medievale. Un lavoro certosino e di grande interesse che Primo Piano vuole proporre ai lettori per guardare la città e la sua storia da un altro punto di vista.
    “L’obiettivo di questo testo è stato quello di delineare un quadro dell’evoluzione di Isernia dal tardo antico al basso Medioevo basandosi, principalmente, sulla lettura degli edifici ecclesiastici.
    Poco, infatti, sappiamo circa il periodo tardo antico di Isernia e le ipotesi, del tutto intuitive o ancora da comprovare, elaborate sino ad ora, sostengono la presenza in epoca paleocristiana di una comunità con il suo luogo di culto, sorto nell’area della cattedrale sulle rovine del tempio pagano. Purtroppo i dati archeologici e documentaristici non ci confortano in questa visione, suggerendo invece che Isernia possa essere stata, per più di un secolo tra le “…depoulatae urbe…” sannite descritte da S. Gregorio Magno nel 565, e poi tra i loca deserta nominati da Paolo Diacono e solo più tardi ripopolati dal bulgaro Alzecone ( tra il 667 e il 668 ).
    Quello che abbiamo cercato di fare è stato suggerire un nuovo schema urbanistico che prende l’avvio dalla parte bassa della città, per poi svilupparsi nella zona alta, forse per rispondere ad una crescita demografica. In questa seconda fase, distante poco più di un secolo dalla prima, si è andati a costruire nella zona precedentemente occupata dall’acropoli, divenuta poi sede della prima cattedrale e di un nuovo nucleo urbano. Le indagini archeologiche e i documenti in nostro possesso, infatti, ci consentono di affermare che solo nel corso dei secoli dal VII a IX Isernia fu interessata da una rivitalizzazione testimoniata dalla nascita delle chiese Santa Maria delle Monache, della prima Cattedrale medievale e di S. Angelo. In questo senso crediamo che la nascita della nostra città si debba alla dominazione longobarda nel momento in cui il suo potere fu abbastanza stabile da consentire una organizzazione civile e religiosa.
    Abbiamo sposato l’ipotesi di una cattedra nata tra il IX e il X secolo, confortati dai dati archeologici che dimostrano una crescita monumentale tra la fine del VII e l’VIII secolo, in contrapposizione con una totale assenza di informazioni per il tardo antico.
    Delineatasi così una struttura policentrica, che secondo alcuni ricalcava quella della colonia latina, la città probabilmente aveva la maggiore concentrazione dell’abitato proprio nella zona afferente al Complesso Monumentale di Santa Maria delle Monache, se già nel IX secolo abbiamo l’attestazione della presenza della vicina chiesetta Sant’Angelo, oggi non più esistente, e collocata nella piazzetta omonima.
    Questa suddivisione resse per tutto l’altomedioevo, restando pressoché invariata almeno fino al XI secolo, poiché per tutto questo periodo probabilmente Isernia non conobbe una grande crescita demografica tale da giustificare una grande attività edilizia. Basti pensare che nel ’400 Isernia sarà una delle città più popolose del Molise con soli 2000 abitanti. E proprio in questo periodo, grazie soprattutto all’attività edificatrice degli ordini religiosi, che, in risposta ad una crescita demografica senza precedenti, Isernia conobbe una nuova stagione caratterizzata dalla costruzione di numerose fabbriche, che disegnarono l’assetto urbano.
    Fu con la costruzione della chiesa e del monastero di San Francesco nel 1267 che si andò in qualche modo a ricucire il tessuto urbano con l’occupazione di un’area posta al centro tra i due antichi nuclei, che doveva essere abbastanza ampia e vuota da permettere la costruzione di una chiesa, un monastero e di quella che ancora nel XVII secolo era percepita la più grande piazza della città.
    Per la parte nord nel 1275, con l’edificazione della chiesa di Santa Chiara e alla fine del secolo con la nascita della chiesa della Concezione, posta all’estremo confine nord della città, anche il nucleo fino ad allora incentrato intorno alla cattedrale andò ad occupare una zona più ampia, sviluppandosi oltre quello che fino ad allora era percepito come limite estremo della città.
    Le nuove costruzioni nacquero secondo le esigenze degli schemi insediativi degli ordini e quelle legate alla predicazione, sviluppandosi tutte intorno a delle piazze. La stessa cattedrale dovette subire un’inversione di orientamento sud-nord, proprio a causa della mancanza di spazio antistante all’antico edificio, ormai occupato dalle abitazioni, e aprendo così un dialogo con i nuovi edifici e riconquistando l’asse principale con la creazione di un campanile con arco passante. La parte sud di Isernia, invece, risulta ancora oggi quella che ha subito meno cambiamenti, perché ormai totalmente occupata dalle abitazioni, ma allo stesso modo anche Santa Maria delle Monache fu ristrutturata. Oltre ai Francescani è importante l’arrivo dei Celestiniani che, con metodi insediativi differenti, edificarono un grande monastero alle porte della città e una congregazione laica presso la chiesa della concezione. È pure attestata per questo periodo la presenza di una chiesa dell’ordine dei Cavalieri prima Templare e poi di Gerusalemme. Sono inoltre da prendere in considerazione molte chiese di cui rimane solo qualche cenno nei documenti, scomparse a seguito dei terremoti che Isernia ha subito con grande frequenza, ma che sono anch’esse testimonianza della presenza di un gran numero di edifici religiosi attivi tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo. In questo lasso di tempo Isernia quindi vide un vero e proprio boom edilizio e risalgono sempre a questo periodo anche le principali opere civili.
    L’attuale cinta muraria con le sue torri e la grande fontana pubblica chiamata Fraterna. Di questa è stata analizzata attentamente e per la prima volta in modo completo l’arredo scultoreo nel tentativo si stabilire i debiti formali e quindi di datare i singoli pezzi che la compongono. La dipendenza formale della decorazione dalla plastica di epoca federiciana sembra evidente in tutto l’apparato della Fraterna, benché a nostro parere si tratti di rielaborazioni di modelli già ben definiti provenienti dai grandi cantieri meridionali voluti dallo Svevo.
    Oltre a una differente lettura della soluzione di continuità urbanistica di Isernia, in questa tesi sono stati analizzati numerosi reperti archeologici inediti e sono state effettuate nuove ipotesi di datazione di molti manufatti artistici ( arredi scultorei, dipinti murali, sculture a tutto tondo ) ancora esistenti e mestamente poco conosciuti.

  7. Ultras della maglia Says:

    Ora rispettate la legge e non fate i cattivi che i carabinieri di montenegro vigilano e ci proteggono.

    Dai!!

  8. for my city, for my club, for my nation Says:

    Mai andati via!!!
    Avanti Ultras!!!

  9. avamposto Says:

    PER AESERNIA ANTICASUAL!

  10. avamposto Says:

    I TIFOSI DEL CHIETI E NON DELLA LAZIO HANNO PORTATO PER PRIMI UN’AQUILA ALLO STADIO.

    La rivalità tra le squadre calcistiche di Chieti e Pescara c’è sempre stata, fin da quando questo sport è apparso in Abruzzo e tale acceso antagonismo, sia sul terreno calcistico che su quello sociale, andava sempre più rafforzandosi, al punto che l’ostilità si trasformava in una sorta di reciproca crociata contro i rispettivi “infedeli”, che trovava il suo punto di maggior fervore proprio in occasione di ciascuno dei due derby che si disputavano annualmente. Terminata la guerra ed accantonate le preoccupazioni che il conflitto mondiale si portava dietro, la gente tornava a vivere normalmente e tornava anche a frequentare i campi da gioco e già agli inizi negli anni ’50 questa rivalità, che era diventata una disputa tra tifosi senza esclusione di colpi (pur senza eccedere in fatti cruenti), vedeva i supporter di ambo le parti prepararsi al DERBY che iniziava ben in anticipo rispetto alla domenica in cui si disputava la madre di tutte le partite ed anche il dopo derby continuava anche nei mesi successivi con gli sfottò reciproci, in attesa dell’ulteriore prossimo confronto tra i due belligeranti. Va precisato che in quegli anni si disputavano anche altri derby con l’Aquila, Teramo, Giulianova e Lanciano, sicuramente meno importanti e meno sentiti, poichè il derby per eccellenza era Chieti-Pescara ed a Chieti, che sentiva maggiormente tale rivalità contro gli odiati biancazzurri, si prendevano maggiori iniziative in funzione Derby… Era un vero torneo dentro il torneo ufficiale e quasi sempre non trascendeva (come nel calcio odierno) in forme di violenza, se non in epiteti, sfottò e rumorose pernacchie. L’apice del confronto tra tifosi si raggiunse certamente nel campionato 1954-55 quando si verificò un fatto singolare e mai accaduto forse a livello planetario che tenne in ansia ed apprensione l’intero popolo di tifosi pescaresi. Qualche giorno prima del Derby (era venerdì) ed in una strana ed inusuale situazione di non dichiarata tregua tra le opposte tifoserie, la calma venne spezzata dalla notizia data alla radio dal giornalista RAI del Gazzettino dell’Abruzzo e Molise delle ore 12,10 (chi non si ricorda il notiziario regionale di mezzogiorno che aveva come sigla il cinguettio di un uccello, forse una ciacciacòla, in italiano gazza) che comunicò che nella mattinata il giocatore Mario Tontodonati, il giocatore più rappresentativo e capitano del Pescara, era stato preso sequestrato da un commando di sconosciuti che avevano attuato il blitz, con una scusa, mentre il leader biancazzurro usciva dalla sua tipografia in via Trento a Pescara. Lo stesso gazzettino al termine della edizione, tra le notizie sportive, aggiunse che Tontodonati rischiava di non scendere in campo per disputare il derby col Chieti che si disputava la domenica al campo Rampigna. Era venerdì, quindi mancavano solo due giorni alla partita. Forse solo allora si capirono i motivi di quella apparente calma in cui stranamente i tifosi neroverdi, solitamente prodighi di sfotto’ ed iniziative varie nell’ampio prepartita settimanale, non avevano fatto ancora nulla. Probabilmente il commando di rapitori non poteva che essere neroverde ed il più immediato pensiero dei pescaresi era che il Derby senza il loro capitano non si sarebbe mai potuto vincere. Negli ambienti della città costiera la gente non parlava altro che di questo episodio. Chi sosteneva che era uno scherzo, chi diceva che non era vero niente e chi faceva le congetture più azzardate, prima fra tutte quella della matrice teatina ed anche la stampa locale non faceva che alimentare le tesi più disparate. Nel frattempo i tifosi pescaresi, già dal mattino di sabato si erano radunati davanti alcuni bar cittadini per discutere di questo grave fatto e pensare cosa e come fare per risolvere questa situazione non piacevole, mentre era strano che le forze di Polizia non fossero intervenute di fronte all’evidenza di un vero e proprio sequestro di persona. Il sabato, nell’edizione di mezzogiorno del gazzettino regionale, la radio dando le notizie dell’Abruzzo e del Molise, allora unite in un’unica Regione, ipotizzò che il sequestro di Tontodonati fosse stato opera di studenti universitari teatini. E nel pomeriggio dello stesso giorno ci fu la conferma che il raid era stato portato a termine con successo da un gruppo di studenti di Chieti (ai quali va il mio personale plauso). Il commando di ignoti studenti teatini (e non quei cammelloni che oggi preferiscono ubriacarsi a Corso Manthonè) fecero sapere con un volantino che avrebbero liberato l’ostaggio solo dopo la partita tra il Pescara ed il Chieti. Nel frattempo un gruppo di altri studenti pescaresi escogitarono una contromossa per la liberazione di Tontodonati prima della partita. Nella tarda serata si recarono alla nostra Villa Comunale e, senza essere notati, s’impadronirono di una gabbia metallica contenente la grossa aquila reale, autentico vanto della nostra città, alla quale i nostri concittadini tenevano tanto. Tornati a Pescara, con questo ambito trofeo, fecero sapere ai loro colleghi teatini le condizioni per la riconsegna della gabbia con annesso il rapace. Le condizioni erano l’immediato rilascio del loro capitano contro la riconsegna del pennuto in gabbia. Ci fu un incontro notturno fra le due tifoserie e dopo tante discussioni in cui gli uni non si fidavano degli altri, si addivenì ad un accordo che obtorto collo accettarono entrambi gli schieramenti. Lo scambio degli ostaggi sarebbe dovuto avvenire immediatamente prima della partita e quando già le squadre erano schierate a centrocampo. Infatti la domenica del Derby, a squadre schierate a centrocampo, il Pescara si presentò con soli dieci giocatori e prima del fischio d’inizio dell’arbitro si videro spuntare dagli spogliatoi del Rampigna le due delegazioni degli universitari, una decina di studenti in tutto. In quella di Chieti si scorgeva la figura di capitan Tontodonati, già in divisa da calciatore, e tra quella di Pescara si notava la gabbia con l’aquila agganciata ad un tubo di ferro portato a spalla da due studenti, in stile indigeni dell’Amazzonia. A centrocampo avvenne lo scambio dei due ostaggi. Dopo lo scambio dei gagliardetti ed i saluti, con un lungo applauso del pubblico, l’aquila fu portata ai bordi del campo e la partita, tra biancazzurri e neroverdi poté avere inizio. E quindi posso oggi affermare che l’aquila laziale che assiste ad un incontro calcistico in piume ed ossa non è una novità assoluta, essendo già accaduto un evento del genere almeno 55 anni prima, grazie ai nostri tifosi neroverdi. Il Pescara, dopo un’accanita contesa con rovesciamenti di fronte, si aggiudicò l’intera posta vincendo per 1 a 0 ed il marcatore fu proprio Tontodonati, il rapito. I tifosi pescaresi lasciarono il campo soddisfatti e contenti, mentre i nostri supporter delusi presero la via del ritorno con la teatina aquila che venne di nuovo riposizionata con la propria gabbia nella sua Villa Comunale. Non successe niente di grave tra le due tifoserie, solamente qualche sfottò durante la gara con i tifosi pescaresi che rivolgevano contro i nostri, slogan che oggi farebbero sorridere come “Chietino cretino” mentre i supporter neroverdi ricordavano ai loro avversari le loro particolari origini e le attitudini lavorative con “Pescaresi tutti zingari e pesciaroli”. Erano proprio altri tempi del tutto diversi da quello che accade oggi negli stadi ed anche fuori. E penso che anche nell’Università (anche se all’epoca non esisteva ancora l’Ateneo teatino) si riusciva a respirare quell’aria di sana rivalità che oggi manca ai disinteressati studenti moderni che preferiscono frequentare movide, e tifare squadre di calcio secondo le mode del momento.

  11. devilsa Says:

    vogliamo mettere su internet il video che feci per i 15 anni? :)

  12. uomoparete Says:

    Continuamo a sfatare un po’ di miti sugli eroi buoni in divisa.
    Fatto recentissimo:
    Un agente di polizia penitenziaria, 44 anni di Empoli,e’ stato arrestato per sequestro di persona e violenza sessuale, avendo aggredito un bambino di 12 anni in uno spogliatoio della piscina di Baccaiano, presso Montespertoli.
    L’episodio risale a sabato scorso. L’uomo avrebbe chiuso il ragazzino dentro una stanza, si sarebbe denudato e avrebbe iniziato a toccarlo. Il 12/enne, in piscina coi familiari,si e’ liberato ed e’ scappato chiedendo aiuto.L’uomo e’ stato bloccato dai Carabinieri.
    Fonte: ANSA

    • uomoparete Says:

      E ancora da repubblica.it:
      Ha ricostruito, nel corso dell’incidente probatorio, quello che accadde nella notte tra il 23 e il 24 febbraio del 2011 nella stazione dei carabinieri al Quadraro quando venne violentata. Per oltre quattro ore la donna ha risposto alle domande del gip Adele Rando e del pm Eugenio Albamonte.

      “Ricordo – ha raccontato la vittima dello stupro – che sono stata fatta uscire dalla camera di sicurezza e mi fecero accomodare sopra a delle panche, e mi offrirono un panino”. Il racconto prosegue e la donna afferma che gli venne offerto anche da bere, del liquore. “Poi sono stata portata in sala mensa dove si sono consumati alcuni rapporti sessuali”, continua.

      Su invito, la donna ha chiarito alcuni punti dei precedenti interrogatori resi. Secondo diversi difensori, invece, la signora “ha cambiato ulteriormente versione, rendendosi inattendibile. Attendiamo il deposito dei verbali per esprimere una valutazione”.

      Per questa vicenda sotto accusa ci sono i carabinieri Alessio Lobartolo, Vincenzo Cosimo Stano e Leonardo Pizzarelli, e il vigile urbano Urbano Francesco Carrara. Secondo l’accusa hanno violentato “un soggetto sottoposto a limitazioni della libertà personale con l’aggravante dell’abuso dei poteri e doveri inerenti a una funzione pubblica e dell’uso di sostanze alcoliche”. Nel dicembre scorso una perizia ha stabilito che la macchia di liquido seminale trovata su un indumento della donna fosse da ricondurre al solo Lobartolo

      • Ultras della maglia Says:

        Rischi che i servizi segreti ti avvelenino il caffè. Occhio:)

      • uomoparete Says:

        scusate se mi sto scatenando, ma sta venendo fuori un vortice di follia che i media principali continuano a nascondere.
        Leggete questo articolo riferito ad un fatto sempre recentissimo. Secondo le ricostruzioni dei carabinieri questo ragazzo si sarebbe suicidato in caserma “autosoffocandosi” con la propria maglietta…

        La procura di Nola ha aperto un’inchiesta sul suicidio del giovane pregiudicato Michele Pavone e ha disposto l’autopsia. Intanto nascono perplessità sulla prima relazione del medico legale.

        «Autosoffocamento». Questa la causa che avrebbe portato al decesso, nella mattinata di ieri presso la caserma dei Carabinieri di Sant’Anastasia in Via A. D’Auria, Michele Pavone. Il giovane pregiudicato, agli arresti domiciliari per un furto compiuto in un supermercato di Casalnuovo, era stato portato in caserma qualche giorno prima per evasione dai domiciliari stessi. Pavone era stato infatti sorpreso dai carabinieri in una piscina temporanea attrezzata nei pressi della propria abitazione, in via Romani Costanzi.

        Nella stessa zona alla periferia di Sant’Anastasia Michele Pavone gestiva un piccolo negozio di oggettistica varia, di quelli che vanno sotto la dicitura «tutto a cinquanta centesimi». Una rapina di poco conto lo aveva condotto al domicilio forzato, senza che questo gli avesse sottratto il sostegno della moglie, della mamma Lucia e delle due sorelle. Proprio una di quest’ultime ha fatto visita al fratello, la sera prima del suicidio, presso la locale caserma dei Carabinieri, dichiarando in seguito di averlo trovato assolutamente sereno.

        Del resto la mattina dopo, se non fosse sopraggiunto il tragico evento, Pavone sarebbe stato giudicato per direttissima e probabilmente ricondotto agli arresti domiciliari. Perché allora compiere un gesto così estremo? Non se lo spiegano i familiari del giovane pregiudicato, che per ora non hanno rilasciato dichiarazioni e nessuna pista è esclusa. In attesa dei risultati dell’autopsia disposta dalla procura di Nola che potranno mettere un po’ di chiarezza nella vicenda.

  13. goran Says:

    Cherostory oggi e’ giovedì. ???


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