ISERNIA FC – Luco Canistro 1-1

Le tifoserie della Serie D: Ancona

A gentile richiesta, inauguriamo oggi il primo capitolo della rassegna delle tifoserie del girone F Serie D 2011/2012. Procedendo in ordine alfabetico, la prima tifoseria in cui ci imbattiamo è quella dell’AC Ancona:

GRUPPI: The Warriors 1981 e Brigata

POLITICA: sinistra

SETTORE: Curva Nord

AMICIZIE: Genoa, Spal, Napoli. Buoni rapporti ci sono con i benventani.
Ci sono stati gemellaggi in passato con i pisani, udinesi ( in chiave anti-verona ), torinesi, , st. pauli.

RIVALITA’: Forte rivalità con gli ascolani. Altre rivalità sono Pescara, Sambenedettese, Fermana, Cagliari, Sampdoria, Salernitana, Perugia e  Bologna

CENNI STORICI: Il Collettivo Autonomo Curva Nord Ancona è nato ufficialmente nel 1987, ma le radici del tifo anconetano risalgono al 1978, anno in cui fu esposto per la prima volta uno striscione ultrà in curva (“Fossa”). Le Brigate Biancorosse prima, e gli Ultras Ancona poi, guidarono il tifo fino alla metà degli anni ’80, fino a quando con l’esplosione del fenomeno ultras i gruppi si moltiplicarono. Nacquero così Warriors, Ultras, Hell’s Angels. Vecchia Guardia, Fossa Dorica, Nuova Onda, Collemarino Biancorossa, Tavernelle Anfa, Skizzati, Red Animals, Red Kaos. Fu questa eterogeneità a suggerire l’esigenza di creare un direttivo che coordinasse i vari gruppi; nacque così l’idea del Collettivo ( il simbolo è l’indiano Apache ), che rappresenta l’intera curva per diversi anni.
Il Collettivo in primo luogo è un fenomeno di aggregazione, in cui il bene del gruppo, viene prima del bene della squadra e della Società. Non ha nessun scopo di lucro. E’ autonomo e autogestito, si interessa, oltre che del tifo, di tutti i problemi sociali, intervenendo, quando può, con iniziative e manifestazioni, ha raccolto fondi, è impegnato nella lotta al razzismo.
La voce ufficiale del Collettivo è la fanzine di controinformazione “Ultras 1987″; 4 pagine, distribuite gratuitamente.
Il collettivo appartiene a quella schiera di gruppi che portano avanti i vecchi ideali ultras e di questo ne vanno orgogliosi. Si sono schierati in prima linea contro lo spostamento delle partite al sabato sera ma non hanno trovato molto seguito nelle altre tifoserie non seriamente coinvolte nel problema.

Nell’ottobre 2003 il Collettivo si scioglie, dandone notizia con un comunicato ufficiale, probabilmente per motivi interni. Da una sua costola nascono gli Ultras Ancona che ne ricalcano e ne diffondono le idee. Sono composti principalmente dall’ala più giovanile del Collettivo.
Nel settembre 2004 nascono i Cani Sciolti, apolitici e con il solo intento di sostenere la squadra. Essi però si scioglieranno, fra mille difficoltà, nell’agosto 2007.

Gli Ultras Ancona, falcidiati dalle diffide, decisero di sciogliersi nel 2007. Decisione, questa, molto sofferta, presa dopo una lunga riflessione.
Dopo lo scioglimento degli Ultras Ancona, il “1905”, The Warriors e la Brigata Ancona si sono riuniti sotto l’unica sigla “Curva Nord Ancona”, che tutt’oggi porta avanti il tifo dorico.

CURIOSITA’: In uno dei tanti tragici incidenti stradali del sabato sera, a fine novembre 2005, rimane vittima Vincenzo Mengoni, 26 di Falconara, leader dei Cani sciolti. In Ancona – Benevento del 04/12/2005 la Nord gli tributa un adeguato ricordo, salutandolo con striscioni quali: “Per sempre nel nostro cuore. Cia Guerriero” e “Un ultras fiero e un fratello vero! Ciao Vincè grande Guerrirero”. Il padre del ragazzo, visibilmente commosso, viene invitato dagli amici di Vincenzo a raggiungere il posto abitualmente occupato dal figlio, ricevendo abbracci e manifestazioni d’affetto. Nel pregara, una rappresentativa di tifosi beneventani depone ai piedi della curva un mazzo di fiori e nella ripresa mostrano la scritta “Onore e rispetto ad un ultras che non c’è più. Vincenzo Mengoni vive”. Ma la cosa più bella avviene a fine partita: aperti i cancelli della Nord, un folto gruppo di dorici attraversa il campo per raggiungere la curva opposta, quella sannita, dando vita ad una spontanea amicizia, con cori per Vincenzo e scambio di sciarpe. Messaggio dei napoletani, sempre in quella domenica: “ Nel paradiso degli ultras, oggi c’è un guerriero in più…Vincenzo di Ancona vive!”

Tutti gli anni si svolge il Memorial Vincenzo Mengoni, giunto ormai alla 6a edizione, che vede la partecipazione a un torneo di calcetto dei gruppi di Ferrara, Napoli, Genova e Ancona

STORIA RECENTISSIMA: “Ancona, 22 agosto 2011 – PASSANO gli anni, cambiano le categorie, ma gli scontri non mancano mai. Forse nei ricordi di molti tifosi, sia dorici che sambenedettesi, è rimasta in testa la scazzottata dell’8 febbraio del 2009, quando la stazione di Ancona venne presa d’assalto dagli ultras rossoblù che rientravano dalla trasferta di Cesena. Ieri, atto secondo allo stadio Conero. E a rimetterci è stato un poliziotto, ferito da un sampietrino. I disordini sono iniziati dall’arrivo dei tifosi di San Benedetto alla stazione di Camerano Aspio.

I sostenitori rossoblù, scortati dagli agenti, stavano passando lungo la Cameranense ma ad attenderli c’erano un centinaio di tifosi dorici. Quindi è scattata la sassaiola, con una delle peitre che ha colpito l’agente. I poliziotti sono riusciti comunque a non fare entrare in contatto le tifoserie, che sono entrate allo stadio con mezzora di ritardo. A fine gara, agenti e carabinieri in tenuta antisommossa hanno presidiato lo stadio e i principali snodi viari della città, scortando poi i tifosi della Samb fino alla stazione ferroviaria dove sono tornati gli ultras dorici che hanno lanciato un fumogeno e rotto una vetrina. Gli agenti della digos sono ora al lavoro, visionando i filmati, per identificare i responsabili.”

“Daspo in arrivo per cinque tifosi, due dell´Ancona, tre della Samb, dopo la movimentata partita di ieri tra Ancona e Samb, vinta dai padroni di casa per 3-0. Gli ultras dorici sono stati fermati ieri sera: insieme ad altri (che sono fuggiti all´arrio della polizia) si erano piazzati nella zona di Valle Miano, pronti a lanciare sassi e pietre contro il treno che riportava i rivali a casa. Sono stati portati in Questura e identificati: uno è incensurato, l´altro ha precedenti specifici ed era già stato destinatario di Daspo in passato. Gli altri tre Daspo riguardano invece altrettanti supporter sambenedettesi, anche loro con precedenti specifici, fermati alla stazione di Ancona perchè non volevano fare il biglietto per il treno di ritorno. Due sono stati portati in Questura per l´identificazione e sono risultati privi di documenti. Intanto la polizia continua gli accertamenti sul materiale filmato durante il match: non sono escluse ulteriori denunce nei prossimi giorni.”

FONTI:

http://www.rangers.it/avversari/schede/ancona-2008.pdf

http://members.fortunecity.it/mondoultras/ancona.htm

http://anconasiamonoi.forumcommunity.net

http://www.ilrestodelcarlino.it/ancona/cronaca/2011/08/22/566656-ancona_samb_scontri_prima_dopo_match_poliziotto_colpito.shtml

http://www.resport.it/leggiarticolo2.asp?idarticolo=72215

1312…

Verona, ufficialmente il carabiniere si trovava a letto colpito da una forte influenza con febbre, il certificato di malattia consegnato al comando dell’Arma dall’altra parte lo attestava chiaramente. Peccato però, che proprio in quelle, che avrebbero dovuto essere per lui ore di sofferenza, partecipava, grazie ad una guarigione miracolosa ad una sfilata     di moda in quel di Punta Marina Terme, con la veste di modello/indossatore. I giudici scaligeri del Tribunale militare di Verona hanno condannato l’uomo a tre mesi (ovviamente, previa sospensione condizionale della pena) ma garantendogli comunque di poter conservare sia il posto di lavoro che l’attuale qualifica di maresciallo-capo, per i reati di truffa militare e simulazione aggravata di infermità .

A costargli la disavventura giudiziaria, nel giugno 2008, era stata l’imprevista presenza  di un superiore a quella sfilata, a cui non aveva proprio saputo fare a meno di partecipare.

Chissà se continuerà a sfilare in futuro.

Adesso e per sempre canterò…

Samp, il primo allenamento L’abbraccio dei tifosi

Millecinquecento tifosi e l’entusiasmo che a Bogliasco non si vedeva da un bel pezzo: il primo pomeriggio al Mugnani della nuova Sampdoria è volato via fra cori, striscioni e applausi per la nuova squadra di mister Atzori.
Dopo aver ascoltato le parole di incoraggiamento degli Ultras in rigoroso silenzio, Palombo e compagni hanno lavorato soprattutto con la palla. Eloquenti due messaggi dei supporter, ancora scottati dopo la retrocessione ma vogliosi di aprire un nuovo capitolo vincente: “La Sampdoria bisogna meritarla, da chi è rimasto a chi è arrivato… in campo solo uomini veri” e “la ferita brucia ancora, fatti non parole”. Per il resto, sostegno incondizionato: “Segui noi e la Sampdoria”, “la fortuna è sostenerti ancora”. Stupefatto anche il direttore sportivo Sensibile, salito al Poggio con il suo braccio destro Domenico Teti. Venerdì e sabato si replica mattina e pomeriggio, domenica partenza per il ritiro di Moena.

[Fonte: La Repubblica]

 

[Fonte: Sportpeople.net]

1° Memorial Toto’ Ravalli

Con gran piacere ed immenso obbligo morale/affettivo accettiamo l’invito per la partecipazione al I Memorial dedicato a Totò Ravalli, persona, uomo che per Isernia era…è più di un semplice calciatore che indossava la maglia biancoceleste, era un amico oltre che Isernino adottivo, sempre meno ad oggi si trovano persone con quei valori sportivi ed etici, lui li possedeva.

Come recitava uno striscione esposto in occasione dei suoi funerali “Nel cuore di chi resta…vivrai in eterno” , bene noi in questa occasione non vogliamo solo ricordarti, perchè ognuno a modo suo ti ricorda in ogni momento della sua vita, ma vogliamo dedicarti quest’evento e far arrivare fin lassù il nostro saluto.

Ciao Totò

 

 

Diffidati…liberi!

Finalmente si torna liberi!
Come ho già detto tante volte, penso che quest’anno sia stato allo stesso tempo il più brutto e il più bello da quando sono salito sui gradoni per sostenere l’Isernia.
Brutto, ovviamente, perchè sono stato costretto a stare lontano dalla mia passione e dal mio gruppo, non ho potuto condividere la gioia per le vittorie di un’intera stagione, i cori e le trasferte. Perciò vorrei esprimere tutto il mio immancabile ed estremo rancore per chi ci ha tolto tutto questo, l’ha fatto con tantissimi altri e continua a farlo sistematicamente ancora oggi, come arma di cieca repressione.
Bello perchè, nonostante tutto, ho vissuto al massimo il gruppo e ho potuto consolidare amicizie preziose.
Scrivo questo post per ringraziare di cuore, credo anche a nome degli altri ragazzi, tutti quanti ci hanno dimostrato la loro solidarietà e supportato in questa “esperienza”.
Un supporto morale, ancor prima che materiale, fatto di pomeriggi passati insieme, serate, iniziative, feste, arrosti, viaggi.
Insomma in tutto questo tempo il gruppo non è mai mancato. Credo fermamente che anche su questo si misuri il valore dei veri ultras.
Per finire vorrei rendere onore a chi purtroppo, ancora per un po’, non potrà essere sui nostri gradoni la domenica.
Grazie a tutti voi ultras.

[Uomoparete]

Dedicato a loro…

  • che ogni domenica ci preparano i panini
  • che ci aspettano con ansia ad ogni trasferta…
  • che ogni volta che torni a casa senza voce ti dicono “ma chi te lo fa fare..”

Questa vittoria è anche per voi…

bentornato Paolo

“La mia storia è simile a quella di Federico Aldovrandi, Gabriele Sandri, Stefano Cucchi, Carlo Giuliani… La differenza è che io sono ancora vivo e posso parlare”. Paolo Scaroni oggi ha 34 anni e il 100 per cento d’invalidità civile. Cammina per Brescia, la sua città, strascicando un piede rimasto paralizzato. La voce esce spezzata e lui se ne scusa (“Sono i postumi del trauma”): “Sono molto legato ai familiari di Aldovrandi. Suonava il clarinetto come me, nelle nostre vicende ci sono coincidenze incredibili. Io sono stato massacrato alle otto di sera, lui è stato ammazzato la stessa notte, sei ore dopo. Ora vogliamo fondare un’associazione: familiari delle vittime della polizia”. Suo padre, bresciano di Castenedolo, capelli bianchi e mani callose, riassume il problema scuotendo la testa: “Ho sempre avuto rispetto delle forze dell’ordine. Ma adesso, quando vedo un’uniforme, non ho più fiducia”. Quello di Paolo è un dolore speciale: “Oggi la cosa che mi fa più male è che mi hanno cancellato l’infanzia e l’adolescenza. Ho perso tutti i ricordi dei miei primi vent’anni di esistenza”.

La vita del ragazzo senza memoria è cambiata il 24 settembre 2005. Paolo, allevatore di tori, fisico da atleta, è in trasferta a Verona con 800 tifosi. Il suo gruppo, Brescia 1911, è il più popolare e radicato. Hanno un loro codice: botte sì, ma solo a mani nude. “Niente coltelli, no droga”, scrivono sugli striscioni. In quei giorni si sentono scomodi: tifosi di provincia che protestano contro “i padroni del calcio-tv” e “le schedature”. Dopo la partita, i bresciani vengono scortati in stazione. E qui si scatena l’inferno: tre cariche della celere, violentissime. L’inchiesta ha identificato 32 tifosi feriti, quasi tutti colpiti alla schiena. Foto e video recuperati da “l’Espresso” mostrano, tra gli altri, una ragazza con il seno tumefatto e altri due giovani con trauma cranico e mani fratturate. Paolo ha la testa fracassata: salvato dagli amici, si rialza, vomita, sviene. Alle 19,45 entra in coma. L’ambulanza arriva con più di mezz’ora di ritardo.

Secondo la relazione ufficiale firmata da F. M., dirigente della questura di Verona, la colpa è tutta dei tifosi. Il funzionario dichiara che gli ultras bresciani “occupavano il primo binario bloccando la testa del treno”, con la pretesa di “far rilasciare due arrestati”. Appena le divise si avvicinano, giura il pubblico ufficiale, “il fronte dei tifosi assalta i nostri reparti con cinghie, aste di ferro, calci, pugni e scagliando massi presi dai binari”. La celere li carica “solo per prevenire violenze sui viaggiatori”. Paolo non è neppure nominato: una riga nella penultima pagina del rapporto cita solo “un tifoso colto da malore a bordo del treno”. Chi lo ha picchiato? “Scontri con gli ultras veronesi”, è la prima versione, che crolla subito: la stazione era vuota, dentro c’erano solo i bresciani scortati dagli agenti. Quindi un celerino ne racconta un’altra: Paolo sarebbe stato ferito da “uno dei massi lanciati dagli ultras” suoi amici.

Un giovane tifoso del Brescia massacrato a manganellate che finisce in coma. I medici lo danno per spacciato: se ce la farà a sopravvivere, dicono ai genitori, “sarà un vegetale”. Dopo più di un mese di buio, invece, il ragazzo si risveglia. Parla, anche se con molta fatica. E’ ancora intubato quando, alla fine del 2005, comincia a raccontare tutto a una poliziotta, che ha il coraggio di aprire un’inchiesta sui colleghi. La commissaria indaga in solitudine. Scopre verbali truccati. Testimonianze insabbiate. Filmati spariti. Poi altri poliziotti rompono l’omertà e sbugiardano le relazioni ufficiali di un dirigente della questura. Un giudice ordina di procedere. E adesso, a Verona, sta per aprirsi un processo simbolo contro otto celerini del reparto di Bologna. Una squadraccia, secondo l’accusa, capace non solo di usare “violenza immotivata e insensata su persone inermi”, ma anche di inquinare le prove fino a rovesciare le colpe sulle vittime. “L’Espresso” ha ricostruito i retroscena di quella misteriosa giornata di guerriglia tra tifosi e polizia, con testimonianze e filmati inediti, scoprendo un filo nero che collega tanti casi in apparenza separati di degenerazione delle divise. Un viaggio nel male oscuro che contamina e divide le nostre forze di polizia. (l’espresso)

Cipollari nel mondo… Francoforte direzione HELSINKI (FINLAND)

- 25 °…

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.