“Io, ultras”- Il racconto di una trasferta a Pescara


Vi voglio dire che non ho mai provato qualcosa di più di una semplice sigaretta. Mai una canna, mai un buco. E mai una di quelle cose come cocaina (adesso lo chiamano cocco) e pasticche che vanno tanto di moda oggi. Ho visto intorno a me tanta gente che è stata male per la droga. Ho visto pischelli che avevano l’età mia quando ho iniziato a fumare che hanno rischiato pure di morire per la droga. Me viene in mente, a proposito, uno dei giorni più brutti della mia vita, e se non ve rompo le palle ve la racconto. Anzi, ve la racconto anche se ve le rompo, le palle. Tornavamo da Pescara, nel ’90. Ormai io ero un veterano delle trasferte, ne avevo fatte già quasi duecento, nei dieci anni precedenti. Ero stato nei campi duri della serie B, a Cava dei Tirreni, a Sanbenedetto del Tronto, a Catanzaro. Avevo preso una cifra di botte ma molte le avevo già date. Tutti me rispettavano, nella curva, e io non rompevo i coglioni a nessuno. Eravamo un gruppo cazzuto, ce facevamo rispettare dove andavamo, eravamo uniti, tutti amici, tutti fedeli alle proprie idee. A Pescara quel giorno c’erano stati casini grossi, scontri terribili con le guardie e con i ‘locali’. Eravamo arrivati la mattina presto, perché quello era l’unico treno che arrivava in tempo per vedere la partita. Alle dieci stavamo tutti alla stazione, infreddoliti e rincoglioniti dal sonno. La partita cominciava quattro ore e mezza dopo. Ma non furono quattro ore pallose, anzi ci fu un sacco di divertimento. C’erano poche guardie, perché all’epoca era così, le scorte non c’erano e la celere era troppo occupata a farsi le seghe piuttosto che a fare i duri con noi. Ad aspettarci alla stazione c’erano soltanto tre volanti della Polizia, dodici ***** con la loro bella divisa appena stirata. E poi, naturalmente, ci aspettavamo anche i pescaresi. Tanti pescaresi. Siamo usciti dalla stazione e abbiamo trovato il comitato di benvenuto. Saranno stati duecento, cioè più del doppio di noi. Non erano a mani nude: c’avevano bastoni e catene, sassi, spranghe di ferro e poi il pesce. Non l’avete mai sentita questa eh? Ce credo, voi siete cresciuti davanti alla televisione, a vedere le partite con Bruno Pizzul e bisteccone Galeazzi. Non sapete quello che c’è dietro, prima, durante e dopo ogni fottuta partita di calcio. In Abruzzo e nelle Marche ma Pure in certe trasferte nelle città di mare dei sud, come a Taranto, c’hanno la bella abitudine di dare il benvenuto ai tifosi ospiti con un bel lancio di pesce fradicio. Te tirano alici, va bene, ma pure sgombri e certe qualche merluzzo fetente, andato a male da settimane. Avete sentito quella battuta no? “Ti prendono a pesci in faccia” ecco, è così che funziona. Solo che non finisce lì. Dopo i pesci sono arrivati i sassi e poi è iniziata la prima carica. Fu una bella carica, lo ammetto, anche se a farla furono gli schifosi Pesciaroli abruzzesi. Sono partiti compatti coi bastoni e le catene e strillando qualche offesa nel loro ***** di dialetto che non ce se capiva un *****. Noi ovviarnente non eravamo lì per fare una gita: che ***** ci sarebbe stato da vedere, in una gita a Pescara? Noi eravamo li per batterci da uomini veri, per divertirci un po’ dopo una settimana noiosa e triste, con Roma che era ridotta a uno schifo di lavori per quei ***** di Mondiali 90. C’avevamo la nostra roba – bastoni, spranghe e avevamo anche preso in prestito dalle Ferrovie dello Stato sei o sette estintori. Sapevamo che Pescara era una cosa seria e c’eravamo preparati a puntino. In questi casi bisogna stare pronti a tutto perché può capitare tutto. L’odio tra laziali e pescaresi c’ha radici profonde, è un odio duro, un odio che forse non fìnirà mai. Nasce nei primi an ’80, per la precisione, quando un imbecille di pescara – pensa bene di rompere le palle a un gruppo di ragazzi romani in vacanza a Rimini. Erano in una discoteca e, sapete come vanno ‘ste cose: uno dice una parola, quell’altro risponde a tono, parte qualche *****tto e alla fine spunta ‘na lama. Lama che va a tagliare il pescarese, che ci lascia le penne. Morto accoltellato. Da quell’episodio è nato tutto il casino, con la striscia di sangue che ancora prosegue. La cosa che sono venuto a sapere, e che è fottutamente incredibile, è che quel ragazzo che ha usato il coltello non era della Lazio. Del calcio non gliene fregava assolutamente un *****. Ve rendete conto, ragazzi? l’odio tra noi e loro è nato da uno sbaglio! Pensate questi ***** di pescaresi che cervello che ce possono avere: uno di loro è stato fatto fuori da uno di Roma, per cose che non c’entravano assolutamente un ***** col calcio, e loro adesso vogliono ammazzare tutti i romani, uomini, donne, vecchi e bambini. Comunque, così sono andate le cose all’inizio e noi ce ritroviamo con una rivalità che non volevamo ma che com
… Comunque, così sono andate le cose all’inizio e noi ce ritroviamo con una rivalità che non volevamo ma che comunque abbiamo sempre rispettato e onorato: non ce siamo mai tirati indietro quando quei pescatori e quei pastori ce vengono a provocare. E allora noi c’eravamo preparati – quella volta come tante altre volte – al peggio (o al meglio, dipende dai punti di vista). Cercammo di resistere alla prima carica mentre le guardie si erano polverizzate in un secondo: quegl’infami avevano di nuovo preferito lasciare scannare gli altri e pensare a salvare il proprio culo schifoso. Meglio così: noi contro di loro, scontro puro tra ultras (noi) e infami (loro). Sull’asfalto bagnato del piazzale della stazione restarono almeno venti ragazzi, divisi tra nostri e loro. Chi si era preso una coltellata nel sedere (il sedere è il posto migliore o certamente più leale dove colpire) e chi una bastonata in capoccia così forte da non potersi più rialzare. Poi c’erano quelli con la testa spaccata da un sasso ma che continuavano a combattere senza tirarsi indietro, come si dovrebbe fare in questi casi. Noi eravamo meno di loro ma ci siamo fatti onore. Me chiedete come mi sono comportato io in tutto quel casino? Beh, io dero attaccato con un pescarese alto alto e magro. Coi capelli lunghi e biondi che sembrava uno del nord (non si riesce mai a capire quali ***** di incroci razziali si possono trovare in queste fottute città di mare!) e con un tubo di mano. M’ha dato un colpo di benvenuto che sono riuscito a schivare appena in tempo. Allora ho usato l’estintore che m’ero portato via dal treno per rispondere e ho colpito il biondp al ginocchio, con tutta la mia ***** di forza. Lui s’è accasciato ma s’è rialzato. A quel punto m’ha colpito al torace di nuovo col suo tubo arancione. La botta fu così forte che non ho respirato per qualche secondo. Potevo anche mollare lì e arrendermi, buttarmi per terra e lasciare il campo di battaglia, come quelli che non c’hanno le palle. Ma ne avevo vissuti di quei momenti, e altri li ho vissuti poi e ho sempre avuto la forza per superarli, altrimenti ora non sarei qui a parlare con voi. L’ho guardato in faccia, in quei suoi occhi piccoli poi ho detto: «A merda! Manco er sangue m’hai fatto uscì! A merda, viè qua, nun scappà». Per disperazione trovai la forza di reagire e colpii alla tempia il biondone con la parte bassa dell’estintore. In quel momento ho sentito un rumore secco, un tonfo che mi ha dato un piccolo brivido di piacere. Il biondo cascò a terra strillando e parandosi la testa con tutte e due le mani.. Mi sembrò di vedere (ma forse ero troppo soddisfatto di me e quello che ho visto non era vero) anche qualche goccia di sangue che veniva fuori dalla testa.Il confronto durò una ventina di minuti – un botto in questi casi – e alla fine arrivarono due o tre cellulari della polizia per mettere fine agli scontri. Ma a quel punto noi eravamo troppo stanchi per continuare. Gli incidenti proseguirono però durante e dopo la parita e ancora alla stazione. Il bilancio alla fine fu di settanta feriti, qualcuno grave anche tra le forze dell’ordine – e quando c’hanno messo sul treno per il ritorno eravamo ridotti abbastanza male. Qualche ragazzo non era neanche stato medicato e avrebbe dovuto aspettare il ritorno a Roma. Sul nostro vagone riservato, vagone che le guardie chiamano ‘vagone delle bestie’ perché è sempre in condizioni schifose, c’erano anche tre ragazzini non ancora maggiorenni. Ragazzini che io avevo già inquadrato e che pensavo che erano pischelli in cerca di emozioni forti. Forse avevano pensato di venire a Pescara per divertirsi e poi magari per vantarsi con gli amici al bar ma avevano trovato la guerra vera e propria. Due erano feriti e nel loro sguardo me sembrava di vedere l’ombra della paura. In questi casi, io ai più giovani dico sempre che questi episodi «forgiano il carattere» (bella ‘sta frase, eh?) e che li fanno crescere forti e coraggiosi, come gli spinaci. Ma quella volta non ho fatto in tempo. Quello non ferito, l’unico dei tre, è svenuto sotto i miei occhi nel mio stesso scompartimento. Pensai che era svenuto per lo stress della giornata, ma non era così. Ho sgamato subito dopo la siringa ancora ficcata nel braccio e il laccio emostatico dello stesso colore della pelle. Overdose. Eccola qua, senza preavviso. Intervenimmo in tre e cercammo di rianimarlo. Non ci riuscimmo e allora abbiamo chiamato il controllore, che prima avevamo preso a calci in culo perché s’era permesso di chiederci il biglietto. Il treno si fermò fuori programma alla prima stazione e quel ragazzo – che poi si chiamava Paolo ma che tutti chiamavano ‘Coso’ – fu trasportato d’urgenza all’ospedale. Ve state chiedendo se è ancora vivo, vero? Non vi preoccupate, impiccioni dei *****, lo è e lo vedo ancora in curva, è una faccia nota. Però quel giorno d’inverno a Pescara andò molto vicino a lasciarci la pelle.

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13 Risposte to ““Io, ultras”- Il racconto di una trasferta a Pescara”

  1. SANNITA Says:

    emozionante..

  2. devilsa Says:

    erano bei tempi

  3. ultras della maglia Says:

    oh, mo arriva qualche campobassano che dice che siamo pescaresi..

    Nocciolina naziskin fatti il trapianto!

  4. goran Says:

    siete proprio filo pescaresi……

  5. ultras della maglia Says:

    goran, sai che il pescara per noi è tutto.
    Pensa che io ho adottato a distanza un delfino all’acquafan di riccione. L’ho chiamato adolf..

  6. lunga vita agli ultras Says:

    provvedo subito per il trapianto ULTRAS cosi sti cazz r campuascian la finiscono d romp ru cazz….peccato mi ero affezzionato alla pelata!

  7. SANNITA Says:

    set rutt ru cazz c stu p’scara!
    In Basso A Destra!

    campuascià rump mo ru cazz!
    1990 bis

  8. Giovanni Says:

    t facemm la PELLE

  9. ULTRA ISERNINO Says:

    NO AI LAZIALI SUL BLOG…

    MAZZOCCHETTI PRESENTE!!!!!

  10. morenorangers76 Says:

    Oltre ogni rivalità. Onore a te.


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