Il Movimento “Casual”


Il movimento Casual nasce in Inghilterra tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80. Il luogo dove si sviluppa è lo stadio, simbolico “passaggio di testimone” dalla cultura Skinhead/Hard Mod, mescolato con una passione popolare di ben più alta diffusione come quella del calcio. In quegli anni il fenomeno hooligan dominava le cronache inglese. All’innalzamento della soglia di attenzione da parte delle autorità il movimento hooligan rispondeva a con un ennesimo salto di qualità a livello organizzativo: i gruppi diminuiscono di dimensioni, scelgono come “terreno di caccia” zone meno controllabili degli stadi e delle zone limitrofe (metropolitana, stazioni ferroviarie, percorsi obbligati), rinunciano al proprio look appariscente a favore di un aspetto anonimo, che gli consente una maggior libertà d’azione. Se i “riottosi” delle gradinate appartenenti alle sottoculture erano più “controllabili” dalla polizia su una base puramente estetica (capelli rasati o particolari tagli, bretelle, boots, bomber etc),infatti, i Casuals scelgono il “cavallo di troia” di un abbigliamento sportivo con marchi europei pregiati e costosi, nessun “segno di riconoscimento” e nessun “team colour”. Un passaporto per le posizioni strategiche dove scatenare tafferugli. In questo modo i primi Casuals diventano degli “invisibili”, assimilabili ai giovani di buona famiglia, che normalmente indossavano i marchi come mezzo di distinzione sociale. I primi Casuals, tuttavia, “si impossessavano” della propria immagine durante le trasferte in Europa a seguito del proprio team, nei “saccheggi” delle capitali europee, approfittando del momento di massima espansione dell’hooliganismo inglese e degli immancabili disordini. Ed ecco spuntare bluse Fila, polo Sergio Tacchini e Lacoste, giacche Stone Island, modelli “continentali” di scarpe Adidas, tutti  rubati, accanto ai consueti (e costosi) brand britannici come Fred Perry, Burberry, Hackett e via di seguito. Ovviamente, col passare del tempo, marchi ed estetica hanno contribuito a creare un tacito codice di appartenenza, dapprima leggibile solo dagli affiliati e successivamente decifrabile anche dalle forze dell’ordine. Verso il 1988 la moda casual cominciò a svanire. Non c’era più molto da divertirsi. Cominciò a diventare noioso e sempre più pericoloso. Altro fattore che determinò il declino del fenomeno casual fu l’arrivo dello Smile sorridente del fenomeno Acid House. I ragazzi  cominciarono a trovare un nuovo modo di avere forti emozioni. Acid House e poi Rave vennero nel momento giusto al postogiusto. In ogni caso non c’è una caratterizzazione “musicale” definita del fenomeno, anche se le “avvisaglie” sono visibili e camuffate in certi artisti del periodo “Madchester” (Stone Roses, The Farm, Happy Mondays), Britpop (Blur e Oasis su tutti) ed electro. Quindi un’eredità dall’impatto “punk” e uno sviluppo a 360°, tra i suoni tardo 70s e quelli contemporanei. Ancora oggi in Italia molti giovani seguono lo stile casual sia nella moda sia nella musica trasportando la loro passione negli stadi italiani.

Prima ondata

Il movimento secondo la maggioranza degli osservatori prese il via nel nord dell’Inghilterra e precisamente a Liverpool (ma non solo, si veda ad esempio i Perry boys di Manchester). La prova più evidente consta nella grande influenza che gli scouser (il soprannome dato agli abitanti di Liverpool) ebbero nel look dei primi casual: Fila, Sergio Tacchini, Ellesse, Lacoste, tutte marche che i tifosi del Liverpool portarono in patria dalle loro frequenti trasferte in Italia e Francia. Intanto il fenomeno casual da semplice modo di vestire diventò una vera e propria sottocultura, dominata da due elementi principali: il vestirsi in stile e l’azione allo stadio (chiaramente vi erano anche altri elementi, come l’abuso eccessivo di alcool e l’ascolto di musica skinhead). Proprio riguardo l’abbigliamento, una caratteristica che il casual ereditò dal movimento mod fu quella di cambiare sempre etichette, pur rimanendo chiaramente all’interno dello stile: nel corso degli anni si sono avvicendate decine di marche preferite, anche se nell’immaginario collettivo la sottocultura casual rimane legata al “quadrettato” della Burberry e dell’Aquascutum e ai capi della Stone Island e C.P. Company. La prima ondata casual si esaurì alla fine degli anni’80, con l’avvento della rave scene e dello sballo causato dall’ecstasy.

Ondate successive

La seconda ondata casual iniziò nei primi anni ’90 diffondendosi in tutta Europa, in nazioni come Francia, Paesi Bassi, Belgio, Germania (anche se in quest’ultimo paese si diffuse maggiormanete lo stile hooligan, che differisce dal casual soprattutto per la scarsissima importanza data al vestire). La terza ondata casual partì sul finire degli anni ’90 e andò a prendere piede in quei paesi del sud Europa fino ad allora interessati solo dal fenomeno ultras (salvo rare eccezioni, come ad esempio la tifoseria dell’Hellas Verona): Italia, Spagna, Grecia, Serbia e Croazia. Ad oggi in questi ultimi paesi si assiste a uno strano connubio tra le sottoculture ultras e casual: molti gruppi pur mantenendo gli striscioni, uno dei simboli del movimento ultras, adottano un look e un modo di agire propriamente casual, come evitare la scorta e usare i mezzi propri per recarsi in trasferta.

Casual in Italia

Il casual si diffuse nelle curve italiane a cavallo tra la fine degli anni ’90 e gli inizi del nuovo millennio (a la tifoseria veronese che si può inquadrare nella seconda ondata casual). I principali centri di sviluppo furono ovviamente le grandi città, Roma e Milano in testa, seguite da Genova e Torino e dall’area del Triveneto. Ultimamente il fenomeno casual è dilagato in tutta la realtà calcistica italiana, e gruppi d’ispirazione casual si possono trovare in tutta la penisola e nelle isole.

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Pubblicato su Ultras. 13 Comments »

13 Risposte to “Il Movimento “Casual””

  1. ultras della maglia Says:

    buon san valentino dagli spurs

  2. SANNITA Says:

    ovunque!

  3. aesernia Says:

    Devils aggiu missu la foto

  4. assenza Says:

    chi sono i take that?

  5. Giovanni Says:

    Fabio Capello pezzo di merda…

  6. aesernia Says:

    xe assenza.
    no sono i Bakstreet Boys

  7. ultras della maglia Says:

    c’è anche la versione dei giuliesi(!). cantano “ti amo” di umberto tozzi, ma non c’è paragone..

  8. goran Says:

    questi so cori…..

  9. casual.is Says:

    come si chiama la canzone che intonano nel coro

  10. ultras della maglia Says:

    three little birds,bob marley.

    AMSTERDAM HOOLIGANS

  11. prince Says:

    Bellissima! C’è la versione italiana degli ultras Avezzano che non è male,cantano la canzone di Tozzi,frame girato a Roma…great!


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