I Paninari


Da una gustosa chiacchierata con il nostro amico “Paloma” , formidabile memoria storica, ne  ho ricavato un interessante spunto per ritornare nel cuore degli anni 80’….

Il “movimento paninaro” nacque e fu piena espressione dell’ondata di riflusso e disimpegno che seguì i turbolenti e politicizzati anni settanta. Lo stile di vita dei paninari rifiutava di occuparsi degli aspetti angoscianti dell’esistenza e, più in generale, di ogni forma di impegno sociale: l’obiettivo primario dei paninari era godersi la vita senza troppe preoccupazioni e in tal senso si trovavano perfettamente a loro agio nell’adeguarsi ai modelli del cinema americano di consumo e ai consigli degli spot pubblicitari trasmessi dalle televisioni commerciali.

Nata sui marciapiedi della pasticceria Paganini di Busto Arsizio, la moda paninara prese piede tra il 1982 e il 1983 in alcuni licei privati di Milano (Gonzaga, Studium, Leone XIII, Salesiani, San Carlo).

 Questo gruppo iniziò a vestirsi in modo simile acquistando nei negozi del centro cittadino capi di abbigliamento di origine (o stile) statunitense e iniziò a ritrovarsi i pomeriggi nel centro di Milano nella zona di Piazza Liberty dove si trova il bar “Al Panino”, che fornì il nome al movimento.[4]

Piazza San Babila, luogo che storicamente radunava i giovani della borghesia di destra e dove sorse il primo ristorante della catena Burghy (acquisita negli anni novanta dalla McDonald’s), diverrà solo un paio di anni dopo luogo di ritrovo dei paninari che arrivano dalle periferie e dalla provincia, spinti lì dai primi articoli di giornale che associarono i paninari ai “sanbabilini” degli anni settanta; i primi seguaci di questa moda furono i figli delle classi più agiate della borghesia milanese, ma tra il 1984 e il 1985 la moda dilagò in tutta Milano e anche in tutta la Lombardia e zone limitrofe, coinvolgendo decine di migliaia di giovani. Con il dilagare della moda si formarono dozzine di compagnie differenti, ciascuna dotata di una propria “base” costituita da un bar e da un relativo territorio nel quartiere. Alcune delle compagnie più grandi superavano il centinaio di appartenenti.

Ciascuna compagnia era conosciuta con un nome che faceva riferimento o al bar dove si radunava o alla via ove era sito tale bar. Le compagnie più numerose e importanti erano conosciute anche e soprattutto per i propri “capi”, raramente sopra i vent’anni, che erano quasi sempre conosciuti attraverso il proprio nome associato ad un soprannome.

Ai paninari si contrapposero immediatamente altri gruppi giovanili come i cosiddetti “China” (anche detti “cinesi”), che in alcuni casi si rifacevano all’estrema sinistra (ma non solo) come i mod, punk e skinhead, eredi delle mode degli anni settanta, ai quali si aggiunsero successivamente Metallari, Dark e Rockabilly. Innumerevoli casi di violenza, rapine, pestaggi avvennero nella metà degli anni ottanta, soprattutto all’uscita dai licei e fuori dalle discoteche.

Naturalmente il fenomeno non si discostò dallo stadio, anzi, parecchi paninari frequentavano le curve, a Milano naturalmente la frequentazione pareva essere abbastanza corposa.

Nella nostra Isernia probabilmente di “paninari” ce ne sarebbero ancora tanti in giro.

Ma all’epeca, e cioè metà fine anni ottanta, il punto di ritrovo dei giovani griffati monclaire era l’angolo del vecchio cinema Fasano su corso Garibaldi, e li a due passi sorgeva il bar più frequentato dai ragazzi isernini il vecchio Saint Morris, che tra l’altro ha resistito fino a qualche anno fa, nonostante una scarsissima clientela. Oggi c’è al suo posto dovrebbe esserci un altro bar.

 

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7 Risposte to “I Paninari”

  1. Giovanni Says:

    AMMENDE
    € 300,00 REAL ISERNIA
    perché propri sostenitori, in campo neutro, nel corso del secondo tempo, lanciavano quattro fumogeni sul terreno di gioco e due bottigliette piene di acqua in direzione di un a.a. federale che non colpivano. Inoltre prima dell’inizio della gara propri sostenitori lanciavano petardi ed oggetti contro i sostenitori avversari, senza arrecare danno ad alcuno. Recidiva (rapp. arb. e c.c.).

    MONELLACCI…

  2. Giovanni Says:

    SE UNA REGOLA C’E’ NON LA CHIEDERE A ME…TE NE DEVI FREGAREI SE LO VUOI…

    COME ON BEAUTIFUL….JAMM BELL

  3. Erin_go_bragh Says:

    Simpatico il fatto che precisano sempre “senza arrecare danno ad alcuno” o “senza provocare ferite nè dolore”

    AVANTI KEBABBARI

  4. NUTTY Says:

    i paninari i m r arcord!!comunque amavano molto le loro scarpe timberland,i loro giacconi moncleir,le loro maglie charro ,best company,ed i loro jeans frank scozzese o americanino,e nn disprezzavano neanche giacche stone island o ciesse piumini!!!altri tempi altre mode altri ultras!!!n.b.isernia è stata ed è ancora culla dei paninari cosi come bojano!!!vu l sapavat …a nu ce lo annunciò radio amica!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!serie cccccccccccccccccccc!!!!!!

  5. asso di picche Says:

    CARAVITA torna a castellamare di stabia e…muori!!!!!!

    boys san..gennaro!!!!!

  6. aesernia Says:

    Bhe Bojano più che paninari direi rockabilli..
    ne abbiamo avvistati alcuni anche domenica scorsa.

    Da piccolo lo ricordo bene quel famoso angolo di corso Garibaldi, sempre pieno di ragazzi.

    Un fiume di monclaire e soprattutto montgomey, poi naturalmente timberland ai piedi come se piovesse, alternatee a stivaloni paurosi della charro.
    In I media, ne avevo un paio stupende di timberland con il “carrarmato” sotto e sfoderavo anch’io una sana imitazione del sudetto giubbinno bombato, era color arancia con le spalline nere.

    Per quanto concerne le marche ricordo che nella nostra piccola mentalità “Sambabilina” spadroneggiavano le coloratissime felpe della Best Company, sostituite qaulche anno più tardi da altre marche tamarre come Energie o replay.
    Ricordo anche barocchi bomber della Quarry e jeans wrangler alla “zomba fuoss” con tanto di calzino in spugna bianca con la racchetta
    Rifornitore ufficiale Tamasi.

    STRACULT


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